© 2013-2019 by Paolo Treni 

GALLERY PREMIO MONTALE

Raramente  ricordo i sogni che faccio. Forse per questo ho sempre voluto creare opere che fossero fatte di materia onirica. Dal Teatro del maestro Jacques Lecoq ho imparato che esistono un tempo, uno spazio, un ritmo e soprattutto una luce giusti per ciascun colore. La maschera neutra mi ha trasmesso un approccio alle arti libero da condizionamenti, con cui ho avviato una ricerca interiore alla scoperta di quella dimensione astratta fatta di spazi, luci, colori, materiali, suoni che sono stati depositati in me dalle diverse esperienze e sensazioni, da tutto ciò che ho visto e udito, toccato e gustato. Questa dimensione d'un tratto sfocia in quella dell'immaginario collettivo, si muove sospesa sul crinale tra sogno e realtà: é la fonte di ogni mio processo creativo. 

 

In bicicletta penso all’arte, cerco di cogliere un momento apicale nella percezione del mondo esterno, per poi amplificarlo e sospenderlo in un istante senza tempo. 

E per un istante è tutto lì. Non c'è altro.

Riesco a percepire - sublime – la poesia scolpita nella plasticità del colore.

 

Quando inizio a disegnare non so mai cosa dipingerò.

Mi concentro… attingo alla memoria emotiva... e seguo il flusso... lascio affiorare emozioni ed immagini evocate da un incontro,da uno spazio, da una persona…assecondo il dialogo fra conscio ed inconscio alla ricerca di una sintesi.

So che ho finito quando l'opera è aperta: sento che per varcare la soglia non serve una chiave, basta andare oltre la superficie di plexiglas e percepire le variazioni dei colori.

In laboratorio utilizzo laser, smalti, pigmenti e vernici in stratificazioni successive per far vivere nel plexiglas, grazie a riflessione e rifrazione della luce,quell'atmosfera impalpabile che ho percepito. Mi interessa creare un’esperienza di visione per lo spettatore. Quella che prende corpo dall'interazione fra il suo sguardo e le mie installazioni, mostrando come la composizione prenda vita ed i colori si trasformino sotto gli occhi, al variare della luce nello spazio.

Ma il mio non è che un punto di vista. Attraverso l’alternanza e la simultaneità percettiva cerco di arricchirlo suscitando le libere interpretazioni che possono emergere dal pubblico, facendo leva sulla relazione basilare fra luce-colore-occhio umano che regola i meccanismi della visione.

                                   Paolo Treni